Produzione
Roberto Verace
Luogo di produzione
Geenova
Sceneggiatura
Roberto Verace
Musica
Fabrizio De André, Giorgio Gaber
Immagini di repertorio
BBC, EuroNews, France 3, Rai Uno, Rai Due, Rai Tre, RPT Portugal, Sky News
Categoria
Videoinstallazione
Sinossi
G8 2001. Genova. Sulla manifestazione internazionale tenuta nel capoluogo ligure si è detto molto, tanto, forse troppo. Soprattutto a posteriori. Forse sarebbe stato meglio riflettere adeguatamente e profondamente prima. Evito il commento sulle scelte della politica nazionale e internazionale per una forma di buon gusto. Sulle incapacità delle forze dell'ordine, sulla incomprensibile disorganizzazione, sulle inadeguatezze, sulla inaccettabile violenza, pur blaterando da destra a sinistra, non si è mai intervenuti concretamente, né prima di questi fatti, né tantomeno dopo. Né, forse, mai si farà, vista la funzione e la finalità delle specifiche strutture. Ed è superfluo, quindi, rimarcare l'ovvio. Ma qualcosa c'è anche da dire sui movimenti che si sono presentati come antagonisti. Anzi, è proprio sull'efficienza, sull'efficacia, sulla serietà di tali movimenti, da cui dipende parte dell'esistenza del dialogo democratico, che è bene riflettere, considerando i risultati che in questi anni, almeno dal Sessantotto ad oggi, si sono ottenuti. Incomprensibili. Eufemisticamente. Non si discutono i principi: da quando mondo è mondo, essi sono sempre, o quasi sempre, ineccepibili. Se ne discute l'applicazione che, da sempre e in ogni contesto, sembra invariabilmente inadeguata rispetto alle aspirazioni e alle finalità. In questo caso, la novità più sorprendente è stata assistere alle prime forme collettive di "presenzialismo accidentale qualificante", vale a dire la presenza occasionale come esistenza totale. Come se la partecipazione politica, l'impegno militante, la compartecipazione democratica, la responsabilità ecologica, e tutti i principi fondamentali ad essi collegati si potessero incarnare, assumere e giustificare in un solo giorno di presenza. Ci sono oggi, ergo "sono" sempre. Vale a dire, nella partecipazione democratica, nell'affermazione dei principi un giorno vale trecentosessantacinque. Per non dire irragionevole e infantile diciamo curioso. Funzionale al potere, però, dobbiamo dirlo. Non credo sia il caso di mettere in risalto come questo atteggiamento abbia caratterizzato i nuovi rapporti sociali, né di enumerare e commentare le conseguenze, di cui oggi vediamo i drammatici effetti, di un tale, ingenuo, superficiale, ipocrita atteggiamento. Questa è la mia visione di quei giorni.
Note